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Alessandro Finelli durante una partita -
Il basket per la formazione aziendale nell’era di Internet
Ogni epoca, c’insegna la Storia, ha il suo sport. Se è vero che le performance legate al culto del corpo, come la lotta e la corsa, erano le più apprezzate nell’antichità; e che il medioevo, dal canto suo, ha visto il sorgere di tornei e di giochi di gruppo piuttosto violenti e senza troppe regole (di cui alcuni piccoli comuni - italiani e non - sono a tutt’oggi entusiasti cultori), anche l’era moderna – e postmoderna – ha suoi precisi riferimenti atletici. Anche se tutto il mondo, in questo caso, non è paese: infatti, laddove l’Europa vede nel calcio il suo principale ‘totem’ sportivo, ben diverso è il discorso se si trasvola oltreoceano. Questo perché negli Stati Uniti in particolare, non c’è la vera e propria egemonia di un qualche ‘gioco’, ma una serie di attività che corrispondono ad altrettanti ‘stadi antropologici’ americani. “Prendendo in esame i tre grandi sport” ci dice Alessandro Finelli, coach del Sutor Montegranaro Basket, “il baseball è lo sport dell'era contadina, si svolge all' aperto e dura finché non scende il sole, come il lavoro dei contadini. E come quello ha tempi lunghi, grandi pause. Il football americano, invece, è lo sport dell'era industriale. Il gioco avviene per settori separati molto specializzati. Ogni settore costruisce un pezzo e il prodotto finale è l'assemblaggio dei pezzi del gioco. Esattamente come nella catena di montaggio inventata da Ford. Il basketball, diversamente da loro, è in posizione privilegiata, perché è lo sport dell'era post-industriale e post-moderna, del terziario e della comunicazione. Il basket stravolge tutte le regole: tutti giocano sia in attacco che in difesa, tutti per ragioni tattiche devono sapersi scambiare i ruoli oltre la propria specializzazione. Non c'è interruzione ed esige una flessibilità tattica spaventosa, esattamente come nella vita di oggi.” Ma le prerogative di contemporaneità del basket non finiscono qui: “a differenza degli altri due sport che usano una comunicazione verticale, dal capo agli esecutori in campo, il basket ha una comunicazione orizzontale, come Internet. Il coach indica delle linee strategiche ma in campo sono i giocatori a comunicare contenuti tattici tra di loro e a scegliere le soluzioni per la vittoria, a trovare comunicazioni laterali, per pacchetti, esattamente come la trasmissione dei file in Rete.” Un tipo di relazionalità di gruppo, quindi, che simbolizza una comunicazione oggi di grande impatto socio-economico, raggiunta tuttavia con grandi sforzi e tanta volontà. “In questa luce, appare giustificabile che il mondo delle aziende abbia eletto il basket a sport maestro” sottolinea ancora Finelli, “Le aziende italiane hanno scoperto quale formidabile miniera sia per i propri manager la cultura sportiva dei coach e degli atleti, cioè quell'insieme di prezioso ‘know how’ che essi hanno messo assieme negli anni tra molti trionfi ma anche al prezzo di profonde ferite. Sulla scia di ciò che avviene nel resto del mondo, sempre di più le aziende guardano al modello comportamentale dello sport.”
Questo modello comportamentale si compone essenzialmente di 5 elementi:


1.il ball handling o trattamento della palla, dove il coachee deve raggiungere una perfetta maneggiabilità dello ‘strumento’, anche psichico o intellettuale, adattando questa sua competenza a tutte le situazioni;


2.il passaggio, in quanto “le squadre vincenti sanno passarsi la palla”, capacità permessa solo da una profonda intesa di gruppo, verbale e non verbale;


3.la scelta di cosa fare sul campo e quindi assumersi la responsabilità di una scelta all'interno del sistema di gioco, con l'intento di raggiungere l'obiettivo del team;


4.la fiducia, dove il coachee impara a capire quanto sia importante essere affidabili, non solo: essere percepiti come affidabili dall' allenatore ma soprattutto dai compagni, creando un comune sentire, cioè quello di lavorare insieme per un obiettivo condiviso;


5.la difesa in sottonumero, il che significa la capacità di affrontare una situazione critica. In questo caso devo momentaneamente aggiungere valore alla performance nell'attesa che si ricrei l'equilibrio.


Elementi evidentemente di notevole rilevanza all’interno di una dinamica di gruppo, e che sarà bene approfondire in un prossimo articolo.



(continua…)
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