Ogni qualvolta viviamo un’esperienza, essa viene codificata attraverso varie combinazioni di sistemi rappresentazionali e relative sottomodalità.
Se, per esempio, abbiamo trascorso una romantica serata, cenando al lume di candela, nei giorni che seguono ricorderemo la voce del nostro partner, la peculiarità della luce diffusa dalla candela, la musica diffusa nel ristorante, eccetera. Naturalmente alcune di queste informazioni saranno ricordate a livello conscio, mentre tutte le altre verranno immagazzinate nell’inconscio. Dopo un po' di tempo molte delle informazioni o, forse, l’intero evento passeranno all’inconscio.
Cosa accade se, passato qualche tempo, in un contesto completamente diverso, per esempio tornando a casa in automobile, ascoltiamo per radio la stessa canzone che quella sera aveva fatto da sottofondo ad un momento particolarmente emozionante ?
E’ molto probabile che, improvvisamente, l’intera serata torni con vividezza alla memoria o che, pur non rammentando nulla, il nostro stato d’animo cambi.
Esperienze come questa accompagnano la nostra vita in ogni suo aspetto; un odore, un suono, una sensazione ci riportano in un baleno ad un esperienza del passato o ad uno specifico stato. Questo perché alla nostra neurologia basta una piccola parte (pars pro toto) dell’esperienza per richiamare l’esperienza intera o altre componenti dell’esperienza stessa , per esempio una particolare sensazione.
Certi elementi dell’esperienza poi, fungono da fattori scatenanti, come nelle fobie, e vengono detti per questo “trigger” (grilletto).
Quando viene creato un preciso legame di causa-effetto tra uno stimolo ed una risposta si crea un condizionamento che può essere reso ancor più efficace tramite un rinforzo.
E’ ciò che accadeva nei famosi esperimento effettuati da Pavlov con i suoi cani. L’esperimento consisteva, più o meno, nel far suonare una campanella ogni qualvolta il cane veniva nutrito, ripetendo la cosa più volte; infine al suono della campanella non veniva più fatto seguire il pasto eppure il cane,udendo il familiare scampanellio aveva comunque una forte salivazione. In seguito vennero elaborate numerosissime varianti dell’esperimento e tutte confermarono le medesime conclusioni: quando uno stimolo secondario viene associato ad una forte risposta dovuta ad uno stimolo principale, si ha poi una risposta simile quando viene riproposto solamente lo stimolo secondario.
Questo processo viene utilizzato in PNL per ottenere un comportamento desiderato, come per esempio il recupero di uno stato o una ricerca transderivazionale (ricerca di più esperienze accomunate da una caratteristica comune).
Lo stimolo che utilizziamo può essere esterno (dato dall’operatore) oppure interno (una parola , un gesto inconsapevolmente usato dal soggetto) e viene chiamato ancora.
Gli ancoraggi vengono utilizzati in numerose tecniche di PNL, quali il cambiamento di storia personale, la cura dell’allergia, eccetera.
L’ancora può essere data in ognuno dei sistemi rappresentazionali ed anche in più di uno di essi contemporaneamente. Uno schiocco di dita, per esempio, costituisce nel contempo un’ancora visiva e uditiva.
E’ probabile però che l’effetto dell’ancoraggio sia più forte quando il S.R. utilizzato è quello meno utilizzato in quel momento o quando comunque l’ancora non viene percepita consapevolmente. A questo proposito è importante sottolineare come saper cogliere un segnale peculiare del cliente (un gesto, un’espressione) e saperla riproporre elegantemente, associandola allo stato o all’esperienza richiesta, significa ancorare nel modo più profondo ed efficace (R. Dilts). |