A volte il cambiamento non nasce necessariamente da una crisi, ma da una consapevolezza sottile: ciò che fai funziona, ma senti che potresti esprimere qualcosa di più tuo, di più allineato, di più significativo.
È in quello spazio che si inserisce il percorso della Fedro School of Coaching & Mentoring: una formazione pensata per chi desidera trasformare un’attitudine naturale, una passione, in una competenza solida, riconosciuta e spendibile nel mercato.
Per raccontarlo prendiamo in prestito le parole di un’ex allieva, Claudia Minozzi, oggi coach professionista PCC ICF, supervisore certificato nel coaching modello sistemico e formatrice soft skills esperta in gamification e metodologie ludiche, e startupper.
La sua testimonianza mostra cosa significa scegliere una scuola accreditata, mettersi in discussione, apprendere un metodo rigoroso e costruire, passo dopo passo, una nuova identità professionale.
Il punto di partenza: perché diventare coach
Che momento professionale stavi vivendo prima di iniziare il tuo percorso nella Fedro School of Coaching & Mentoring? Quali domande o insoddisfazioni ti accompagnavano?
Venivo da oltre 15 anni di imprenditoria nel settore della didattica di servizi universitari. Ero in pieno trasloco e stavo lasciando un luogo a cui ero molto legata: un momento di cambiamento più nella vita personale che professionale. Sebbene la mia attività fosse consolidata stava diventando stretta, sentivo il bisogno di evolvere verso nuovi stimoli, più soddisfacenti e più in linea con la mia formazione in Psicologia Clinica, per dare spazio alla mia vocazione più autentica, aiutare le persone a brillare. Cercavo un metodo che non fosse terapeutico, ma orientato al futuro e all’azione.
Cosa ti ha fatto capire che era arrivato il momento di investire in un percorso di formazione professionale per diventare coach?
Volevo professionalizzare quello che già facevo come manager coach e con i clienti del centro studi universitari, avevo già seguito un corso online di una scuola spagnola ma sentivo il desiderio di migliorare e di arrivare a raggiungere un accreditamento internazionale che garantisse ai miei clienti uno standard etico e qualitativo di altissimo livello. Sentivo che per fare il salto di qualità, il coaching professionale era il tassello mancante e un corso in presenza con insegnanti esperti mi serviva proprio.
La scelta della Scuola di Coaching
Quali criteri consideravi più importanti nella scelta di un percorso di formazione?
Cercavo tre elementi: accreditamento internazionale (ICF) che ritengo essere importante per la serietà del professionista, una metodologia solida, e soprattutto docenti che fossero coach attivi sul mercato. In sintesi, non solo teoria ma pratica di alto livello.
Cosa ti ha portata a scegliere proprio la Fedro School of Coaching & Mentoring (rispetto ad altre opzioni disponibili)?
Ho fatto un bel po’ di ricerca prima di scegliere. Fedro mi ha convinta perché cercavo docenti che fossero professionisti di un certo livello (per esempio Laura Quintarelli è past president di ICF), attivi sul mercato e capaci di trasmettere non solo la teoria, ma anche esperienza pratica e la forma mentis necessaria per gestire la relazione di coaching in contesti aziendali complessi, per andare oltre quello che facevo nel mio ambito di didattica universitaria o come manager dei tutor che collaboravano con il mio Centro studi.
Di Fedro mi ha soprattutto colpito la visione del coaching come strumento di cambiamento organizzativo, frutto anche della grande esperienza con le aziende.
E io volevo lavorare con manager, imprenditori e startup.
Inoltre avevo l’aspettativa di poter interagire con altri colleghi in formazione e avere feedback dai docenti: la scuola che avevo frequentato in precedenza era solo online e non mi aveva dato l’occasione di relazionarmi con altre persone.
La mia aspettativa è stata ampiamente rispettata, mi sono trovata benissimo e ho appreso tanto!
L’esperienza durante il percorso di formazione
C’è stato un momento specifico in cui hai percepito un cambio di prospettiva o di nuova consapevolezza? Se ci sono stati, quali aspetti del percorso ti hanno messa maggiormente alla prova?
Come imprenditrice in ambito didattico ero abituata a dare soluzioni; come allieva coach ho dovuto imparare a “stare nel non sapere” per lasciare che fosse il coachee a generare la propria soluzione.
Mi ricordo in particolare una sessione con un compagno di corso che cercava chiarezza sul riprendere o meno gli studi accademici, e lì ho fatto lo switch tra consulente didattica e coach: non gli ho dato indicazioni da manuale ma l’ho facilitato nel trovare le sue risposte.
La sfida più grande? Disimparare l’istinto di “aggiustare” le cose per gli altri e iniziare a facilitare la loro scoperta.
Qual è stato il valore aggiunto fornito dalla scuola Fedro che hai percepito?
Il mentoring ricevuto è stato fondamentale! Ringrazio sempre Michela Alunni, direttrice della scuola, che ha saputo valorizzare i miei punti forza e mi ha aiutato a migliorare dove necessario. Mi sono sentita ascoltata, accolta e incoraggiata.
Inoltre la pratica svolta durante il corso e il programma di peer coaching in triade sono state preziose occasioni per fare “palestra”, affinare la tecnica ed evolvere il mindset giusto. Di grande valore infine vedere i docenti all’opera, che mi ha permesso di assorbire l’eleganza del metodo.
Il “dopo”: risultati e riflessioni
Quali risultati concreti hai ottenuto nel tuo lavoro? C’è stato un cambiamento nel tuo posizionamento, nelle opportunità o nelle scelte che hai fatto dopo?
Ho cambiato profondamente vita!
Adesso l’attività del Centro Studi non è più il mio lavoro prevalente, sono coach PCC freelance e collaboro con società di formazione e coaching, lavorando con grandi aziende tramite fondi interprofessionali, oltre che con miei clienti privati e startupper. Inoltre mi sono certificata come Supervisore nel coaching (modello sistemico) per affiancare altri coach dando loro uno spazio sicuro e di riflessione.
Ho anche formato alcuni colleghi all’uso del metodo e strumenti ludici nel coaching e formazione esperienziale, presentando i miei workshop in laboratori ICF, durante la coaching week, CPC (comunità di pratica del coaching) e anche un corso con Fedro qualche anno fa: ho scritto un manuale per professionisti sull’uso delle carte di Dixit e sono stata docente di un master in psicologia ludica. Con la vittoria di un bando per progetti sociali, ho creato un’app librogame che unisce gioco e pillole di coaching per dare empowerment a persone con una patologia cronica.
Con la vittoria di un altro bando, ho aperto la mia startup Felix Focus e sto lanciando la piattaforma Inplayce che fornisce una cassetta degli attrezzi digitali con serious game adatti alla formazione e al coaching.
Sono grata di questa opportunità che mi ha fornito lo slancio per dare spazio alla mia versatilità.
Quali nuove attività professionali hai realizzato grazie all’esperienza vissuta nella Fedro School of Coaching & Mentoring?
La fiducia nel metodo acquisita con Fedro mi ha dato il coraggio di “osare” nel mercato del coaching. Sapendo di avere basi solide come coach allineata alla filosofia di ICF, ho potuto sviluppare attività che prima erano solo intuizioni: in particolare, ho unito passione e professione. Adoro i giochi da tavolo e di ruolo, ho quindi trasferito questa esperienza nel coaching. Nella formazione non è una novità inserire attività di gioco, nel coaching invece è più raro, soprattutto nelle one to one.
All’inizio era solo un’intuizione, ma in fondo come dice lo scrittore F. Capra “un’intuizione è la creatività che cerca di dirti qualcosa”.
A questa ho aggiunto studi approfonditi sul game based learning e psicologia applicata e ho composto un metodo che funziona tantissimo con i coachee (è sorprendente quanto i manager siano felici di entrare nel flusso di gioco e dare voce al loro pensiero creativo!), e ora trasmetto tutto ciò anche ai colleghi.
Che consiglio daresti a una persona che sente il bisogno di cambiare direzione ma è indecisa se iniziare un percorso di coaching professionale e riconosciuto? E cosa consiglieresti a un neo coach per sviluppare la sua identità professionale nell’attuale mercato del coaching in Italia?
A chi è indeciso direi: non vederlo solo come un corso, ma come un investimento sulla tua struttura di pensiero, la sicurezza nelle tue competenze, l’inizio del tuo futuro lavorativo, la tua credibilità professionale, una finestra di opportunità… Un percorso che fa la differenza tra chi si improvvisa e chi è un professionista serio.
Al neo coach: per sviluppare la tua identità, non cercare di copiare nessuno.
Spesso aiutiamo i coachee ad osare di più, ecco iniziamo noi coach ad avere il coraggio di essere autentici.
Se usi la tua creatività, stai offrendo un valore immenso.
Quindi sii autentico, unisci passione a professione! Il mercato oggi cerca specialisti che abbiano un’anima e uno stile unico. La tua unicità è il tuo miglior vantaggio competitivo.
Vorresti iniziare un percorso di formazione professionale in coaching e mentoring?
Contattaci per scoprire tutti i programmi e i corsi in partenza.
