Esperienze di coaching nella Scuola - Fedro
    Esperienze di coaching nella scuola

    Intervistiamo il professore Andrea Forzoni, Dirigente Scolastico dell’Istituto Marymount di Roma.

    Ci racconta cosa lo ha portato a scegliere la risorsa del coaching come leva di collaborazione e di potenziamento professionale per sé stesso e per i responsabili didattici. Gli abbiamo chiesto che benefici ha riscontrato e quale contributo il coaching può offrire al mondo scolastico. Il progetto che abbiamo realizzato presso l’Istituto si è articolato in coaching individuali per il dirigente e i responsabili didattici, quest’ultimi sono stati coinvolti anche in un group coaching dedicato alla comunicazione efficace verso genitori e colleghi. Coinvolgimento e Condivisione sono le parole chiave che il professor Forzoni ha scelto per riassumere l’esperienza di coaching che li ha visti protagonisti.

     

    Professor Forzoni, il coaching nell’ambito del settore dell’istruzione scolastica rappresenta ancora una novità, cosa l’ha spinta ad introdurre questo strumento di sviluppo e formazione all’interno dell’Istituto scolastico Marymount?

    Due sono state le spinte essenziali.

    La prima è la convinzione che chi ricopre un ruolo direttivo che richieda l’organizzazione della vita lavorativa di altri e chi, come gli insegnanti, debba organizzare la giornata scolastica degli studenti, ha come primo dovere quello di conoscere al meglio possibile sé stesso. La consapevolezza sui propri limiti e pregi facilita la gestione di sé stessi e degli altri.

    La seconda motivazione è che il coaching è un modo per aiutarci l’un l’altro a lavorare insieme. Le attività infatti hanno coinvolto le persone che da un punto di vista direttivo e organizzativo sono a me più vicine (vicepreside e i responsabili didattici) e in seconda battuta anche io sto partecipando ad un coaching individuale. Il coaching agevola i rapporti e le relazioni lavorative tra di noi.

    Avete avuto modo di sperimentare diversi approcci sia la modalità individuale che quella di gruppo, la vostra che esperienza è stata?

    Sia per me che per le altre persone coinvolte è stata un’esperienza estremamente positiva.

    Personalmente è stato un modo per ritagliarmi un tempo ed uno spazio dedicato a me stesso in cui progettare e pianificare in una modalità più rilassata ma anche più concreta rispetto al solito. Anche gli altri colleghi hanno dato un feedback positivo, in particolare hanno apprezzato gli incontri di coaching di gruppo.

    Che tipo di valore ha dato all’istituto ed alle persone che hanno partecipato al progetto? In cosa il coaching ha fatto la differenza?

    Già acquisire la consapevolezza di qualcosa che fai bene o male ti permette di continuare ad andare in una certa direzione o di modificarla in relazione sia a te che agli altri. La cosa di maggior valore ed anche la più intrigante è che la capacità di relazione vicendevole e la capacità organizzativa che ne deriva sono entrambe cresciute. Ogni persona che ha partecipato ne ha trovato un sicuro giovamento. Il livello di conoscenza reciproco dei meccanismi che ci muovono è cresciuto e lo si vede dal modo in cui ci si parla e si affrontano le situazioni, in quanto questo avviene in modo più diretto. Si capisce che tutti vogliamo andare nella stessa direzione. Non abbiamo obbligato nessuno a partecipare ma abbiamo offerto l’opportunità di vivere l’esperienza di coaching. Non abbiamo fissato obiettivi, ma ognuno ha potuto fissare il proprio. Quando qualcuno fissa il proprio obiettivo poi lo persegue perché si sente parte di qualcosa oppure perché sa che quello è un obiettivo in cui può migliorare, ma questo avviene dentro un’organizzazione e dentro ad una relazione con altre persone.

    Quindi credo che il valore aggiunto sia stato: maggiore consapevolezza di chi siamo sia a livello individuale che come gruppo e quindi un miglior rendimento nella vita lavorativa da un punto di vista organizzativo e relazionale.

    Se lei dovesse consigliare questo approccio ad altri istituti scolastici, che tipo si messaggio le verrebbe da trasmettere?

    Mi riferisco in primis ai miei colleghi presidi. Poiché tutti vivono una situazione di stress abbastanza forte in quanto si devono prendere cura di tutto e di tutti ed alla fine di loro non si cura nessuno, questo tipo di percorso indubbiamente ti aiuta a prenderti cura di te stesso. Non puoi prenderti cura della tua istituzione se prima non ti prendi cura di te stesso. Tutti ne abbiamo bisogno perché spesso ci annulliamo nelle cose da fare, nelle urgenze ed alla fine non abbiamo tempo per noi stessi. Quindi rivolto ai presidi dico che il coaching aiuta a ritagliarsi un momento per sé.

    Per l’organizzazione scolastica, credo che sia un momento di condivisione se all’interno della scuola seguono percorsi di coaching più persone.

    Noi siamo partiti con la parte alta dei ruoli scolastici, nel futuro vorremmo coinvolgere anche i docenti che vorranno fare questa esperienza.

    Crediamo che il coaching abbia tanti valori aggiunti. Il vedere meglio i propri limiti aiuta indubbiamente a crescere e a darsi degli obiettivi di miglioramento. Credo che il coaching sarebbe fortemente consigliabile per qualunque componente scolastica, sia docenti che staff, sia per le posizioni intermedie che per quelle di livello più alto.

    Ti aiuta a riconoscere i punti di forza su cui far leva.

    Per concludere, se dovesse definire questo tipo di esperienza formativa con una battuta o un aggettivo, cosa le verrebbe in mente?

    Me ne vengono in mente tante.

    Se dovessi scegliere una battuta sarebbe: mi stupisce che in 35 anni di scuola non ci avessi pensato prima.

    Se dovessi scegliere un aggettivo, direi coinvolgente, sia a livello personale ma anche a livello di gruppo di lavoro.

    Se dovessi scegliere un sostantivo, sceglierei condivisione perché hai la percezione che aumenta il mettersi in gioco insieme a tutti gli altri.

     

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